Un uomo di 82 anni fa volontariato in un ospedale da 12 anni per aiutare i neonati prematuri a diventare più forti

Un uomo di 82 anni è diventato un personaggio conosciuto in tutto il mondo grazie all’iniziativa di Mary Beth Brullett, la madre di un neonato prematuro di nome Logan.

Questo piccolo è venuto al mondo con un peso di appena 1 chilogrammo e, inizialmente, ha potuto sopravvivere solo grazie alle cure intensive fornite in ospedale.

Mary Beth Brullett, nonostante avesse un altro bambino piccolo da accudire a casa e abitasse a due ore di distanza dall’ospedale,

faceva il possibile per essere presente ogni giorno accanto al piccolo Logan, che aveva un bisogno particolare di cure e affetto in quei giorni così difficili.

Un giorno, durante una delle sue visite al piccolo Logan, Mary ha trovato il suo bambino tra le braccia di un anziano signore, completamente sconosciuto a lei.

Il bambino era dolcemente cullato tra le mani dell’uomo anziano, creando un’immagine che sembrava rappresentare una relazione di affetto tra nonno e nipote.

La narrazione di questa toccante storia ha fatto guadagnare a David Deutschman il soprannome di “nonno dell’unità di terapia intensiva”.

David Deutschman, dopo il suo ritiro, ha dedicato ben 12 anni di volontariato nell’unità di terapia intensiva.

La sua decisione è stata ispirata da una sfortunata esperienza personale: un suo ricovero in ospedale lo ha portato ad entrare in contatto con diverse madri che avevano figli in cura.

Questo incontro ha mosso il suo desiderio di dare una mano alle persone nell’unità di terapia intensiva e, col tempo, è diventato ufficialmente un volontario autorizzato ad assistere i pazienti.

Per 12 anni, due volte alla settimana, David è entrato in quell’ambito, dedicando il suo tempo e le sue capacità a chi ne aveva bisogno.

Inizialmente, le sue parole confortanti alle madri dei bambini appena ammessi portavano un grande sollievo a coloro che affrontavano momenti di forte stress.

Su internet, sono tante le espressioni di gratitudine e apprezzamento da parte dei genitori che hanno beneficiato della presenza di David nell’unità di terapia intensiva.

Ha sostenuto genitori e bambini nei momenti difficili,

li ha assistiti durante i pasti e le procedure mediche, li ha rassicurati, asciugato le lacrime e addormentati con lo stesso affetto che si riserva ai propri nipoti.

Nonostante l’incomprensione di alcuni suoi amici riguardo alla sua scelta, David ha sempre risposto con un sorriso: “Non capiscono le emozioni che provo”.

La sua dedizione e il suo amore verso gli altri sono emersi in modo luminoso attraverso il suo lungo impegno come volontario nell’unità di terapia intensiva.

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